256.733
ettari

superficie del comprensorio

4.191
chilometri

estensione dei canali

78
impianti

impianti di scolo

88
impianti

impianti di irrigazione

780
metri cubi al secondo

portata totale impianti

47.780
kiloWATT

potenza installata complessiva

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Un incredibile patrimonio culturale svelato grazie alla collaborazione con il Gruppo Archeologico e il Comune di Copparo

 

Una delle dimore storiche più belle di Ferrara è stata cornice dell’annuncio di una scoperta archeologica di grande rilevanza. Il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara ha ospitato a Palazzo Naselli-Crispi il convegno che ha svelato il rinvenimento a Coccanile di una ‘terza’ Pieve di San Venanzio. Lo scavo sta proponendo un vero e proprio unicum, portando alla luce le vestigia di una pieve che si potrebbe definire itinerante rappresenta, come recita il titolo dell’appuntamento, ‘Un esempio virtuoso di collaborazione tra enti per la riscoperta del territorio’: è infatti condotto da Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e Gruppo Archeologico Ferrarese e sostenuto dal Comune di Copparo con l’apporto tecnico del Consorzio.

“Il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara vuol essere vicino al territorio – ha aperto l’amministratore Riccardo Mantovani -. Lo fa attraverso l'apertura alla città di Palazzo Naselli-Crispi, che ospita la nostra sede, e attraverso il percorso archeologico copparese”


“Un esempio dei risultati che si possono ottenere unendo le forze e facendo rete, con passione e impegno – gli ha fatto eco il sindaco di Copparo, Fabrizio Pagnoni -. Auspico si possa proseguire nella collaborazione per valorizzare una pagina della nostra storia e metterla a fattor comune”.


La direttrice del Gaf Letizia Bassi ha ricordato che Gruppo Archeologico ha concluso le iniziative in presenza nel 2020 parlando della Pieve di San Venanzio nella chiesa di Coccanile e le riprende ora parlando degli scavi esempio virtuoso di collaborazione per valorizzare la conoscenza. Per la Soprintendenza Chiara Guarnieri ha passato in rassegna le campagne scavo. Il 2019 hanno portato alla scoperta nell'alveo del canale Naviglio di un edificio ecclesiastico a tre navate con abside poligonale, affiancata da 12 sepolture a inumazione che hanno consentito la datazione al V – VII secolo. Le indagini del 2020, nella campagna poco distante, hanno portato alla luce la San Venanzio 2 ad aula unica, frutto di un trasferimento del culto legato a una modificazione del corso del canale. E, infine, gli scavi attuali, finalizzati a individuare l'angolo di chiusura della prima San Venanzio, hanno rivelato una struttura possente, affiancata da sepolture, che si può ipotizzare essere una San Venanzio 3: gli studi e le analisi con il Carbonio 14 potranno contribuire a datare questa eccezionale scoperta,
sicuramente precedente alla costruzione della chiesa del 1636. Gli archeologi Flavia Amato e Marco Bruni hanno raccontato gli scavi a partire da quando è stato prosciugato il canale Naviglio per ritrovare la più antica pieve, poi quelli svolti 500 metri più a nord, che hanno rivelato l’intero perimetro di un nuovo edificio, e infine questa ultima avventura archeologica per chiarire la planimetria di San Venanzio 1, che ha aperto un nuovo squarcio sulla vita del territorio.

Dopo il ritrovamento della prima sepoltura è stato possibile individuare ben 12 tombe, la cui stratificazione e conformazione ha dimostrato l'esistenza di più di livelli di occupazione da parte di persone che hanno continuato a frequentare l'area di culto. È poi emerso un muro di fondazione che lascia pensare ad una chiesa a tre navate disposta sempre con abside rivolta verso est.