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INQUADRAMENTO GEOGRAFICO E MORFOLOGICO

Il concetto di bacino idrografico in un territorio di pianura è convenzionale. E’ in effetti difficile, in tali condizioni, tracciare dei precisi spartiacque, anche in considerazione del fatto che l’assetto idraulico è strettamente controllato da canali artificiali e chiaviche, e con particolari manovre, è possibile deviare le acque di scolo in territori adiacenti. Un bacino idrografico in pianura viene perciò generalmente definito – come si è detto - con riferimento al sistema di convogliamento delle acque di scolo  in condizioni ordinarie, ossia di normale piovosità e con la sistemazione più frequente delle chiaviche.
In questa accezione, è stato definito Bacino Burana-Volano-Canal Bianco il territorio le cui acque trovano recapito a mare nel tratto costiero compreso fra la foce del Po di Goro e la foce del Reno, escluse dette foci (fig. 1). I principali canali preposti a tale recapito a mare sono, da nord a sud, il Canal Bianco (che sbocca nella Sacca di Goro), il sistema Po di Volano-Canale Navigabile (il primo in Sacca di Goro e il secondo direttamente in mare) e il Canale Logonovo (in mare). Sempre fra la foce del Po di Goro e la foce del Reno riversano acque in mare anche l’Impianto Idrovoro Bonello (in Sacca di Goro), l’Impianto Idrovoro Giralda (in Sacca di Goro), la vecchia foce del Po di Volano (che consente rapporti idraulici tra Sacca di Goro, Valle Bertuzzi e Lago delle Nazioni) e il Canale Gobbino (che - assieme al Navigabile e al Logonovo - mette in comunicazione con il mare le Valli di Comacchio).
Il Bacino Burana Volano è per la più gran parte coincidente con il territorio provinciale di Ferrara, ma include anche alcune aree (adiacenti al Reno) che ricadono nelle province di Ravenna e Bologna e, a monte, porzioni delle province di Modena e Mantova, nonché un’area compresa tra Bazzano, Castelfranco Emilia e San Giovanni in Persiceto ricadente nelle province di Modena e Bologna.
L’estensione totale del bacino è di 324.000 ha, tutti in pianura; di questi, oltre 130.000 ha, sono situati a quota inferiore al livello del mare (aree in azzurro blu nella fig. 2); le pendenze sono generalmente minime spesso inferiori allo 0,05 per mille.
L’esame dell’altimetria rivela attraverso il disegno delle isoipse ad equidistanza di 1 m, l’andamento dei paleoalvei più importanti e la successione delle linee di costa.  Un tempo caratterizzato dal predominio delle valli e paludi, il territorio del bacino Burana – Volano è oggi interamente soggetto alla bonifica; le acque vengono raccolte ed allontanate per mezzo di una fitta rete di canali e numerosi impianti idrovori, che servono la maggior parte della superficie.

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Fig.1 – Suddivisione del Bacino Burana-Volano per punti di recapito delle acque di scolo.

Il Bacino di Burana-Volano è dunque individuato come bacino di scolo, ma la maggior parte dei suoi canali sono anche chiamati a svolgere funzioni irrigue. Tre grandi canali (Boicelli, Po di Volano e Navigabile) costituiscono inoltre l’Idrovia Ferrarese.
Il Po di Goro e i tratti del Po, del Panaro, del Reno e del Secchia che lambiscono (o attraversano) questo bacino presentano alvei pensili e il bacino stesso ha relazioni idrauliche, in fase di scolo, solo con il Po Grande, potendo scaricarvi acque presso Moglia (Impianto Idrovoro Moglia) e presso Stellata (Impianto Idrovoro Pilastresi), e con il Po di Goro (Impianto Idrovoro Vidàra nord, di recente costruzione). Per il resto i suddetti fiumi esercitano azione scolante solo sulle relative fasce golenali.
Il Bacino Burana-Volano è inserito in un territorio dalle caratteristiche morfologiche peculiari e in un tessuto idraulico di straordinaria complessità. I fiumi Po, Po di Goro, Panaro, Reno e Secchia, che lo lambiscono o attraversano, presentano alvei pensili.

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Fig.2 – Altimetria del Bacino Burana-Volano.

Gli alvei tuttora attivi e gli antichi alvei abbandonati, che corrispondono frequentemente a dossi, sono caratterizzati da terreni di grana grossa e meno compressibili (sabbie e limi); per contro, alle aree un tempo paludose oggi corrispondono di norma zone depresse caratterizzate da terreni di grana più fine e più compressibili, spesso con forte componente vegetale (argille, torbe).
L’intervento antropico ha profondamente influito nel determinare l’assetto attuale del territorio, prima con il disboscamento, poi con la stabilizzazione della rete fluviale, per favorire l'agricoltura e l’insediamento in generale, infine con le numerose altre attività che si sono impiantate sul territorio.
Molte di queste pratiche hanno avuto effetti notevolissimi. Ad esempio l'arginamento dei fiumi li ha resi pensili ed ha impedito l'arrivo nei territori circostanti di nuovi sedimenti a compensare gli abbassamenti dovuti alla subsidenza naturale.
Ciò ha favorito l'estendersi delle zone umide dolci e salmastre. Alcune di queste ultime sono state trasformate in saline, molte in bacini da pesca.
La subsidenza naturale, sommata alla subsidenza artificiale, provocata dalla sottrazioni di fluidi da strati di varie profondità, ha fatto in modo che già una cinquantina di anni fa gran parte del territorio fosse al di sotto del livello del mare. A causa di questa condizione e delle pendenze comunque molto deboli, è stato necessario istallare numerosissime idrovore, che sollevano anche più volte le acque dei canali che attraversano il territorio.

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Fig.3 – Profilo schematico ovest-est del territorio ferrarese.

Il territorio ha quindi sempre presentato un rischio idraulico più elevato delle altre regioni italiane, ossia rischio di allagamento da fiumi (in particolar modo dal Po), rischio di allagamento da mare e rischio di allagamento da canali.
Con l’ampliamento delle aree urbanizzate, sia nell’area in esame sia nell’intero bacino del Po, è aumentata l’impermeabilizzazione dei terreni, con conseguente aumento delle portate liquide e riduzione dei tempi di corrivazione nei fiumi e nei canali. Ciò ha aumentato il rischio di allagamento da fiumi e da canali.
Nuovi problemi sono poi intervenuti negli ultimi decenni, legati anche al cambiamento climatico, quali la diminuzione di portata liquida nei fiumi, la ulteriore diminuzione di apporto sedimentario, l’innalzamento - sia pure controverso - del livello marino, l’aggravamento del fenomeno della risalita del cuneo salino lungo i fiumi, la risalita delle acque salate nei terreni, il rischio siccità. I periodi esenti da piogge tendono infatti ad allungarsi e il Po registra sempre più spesso fasi di magra con portate bassissime. Gli eventi precipitazionali sono divenuti più brevi ma più intensi, con ulteriore aumento delle portate liquide degli impluvi ed accentuazione dei rischi di allagamento da fiumi e da canali.
Ancor oggi la sopravvivenza delle attività economiche e la stessa abitabilità di questo territorio dipendono quindi da un’azione incessante di gestione delle acque, che viene effettuata dai servizi fecnici di bacino e dai consorzi di bonifica, ma anche da altri enti operanti sul territorio, in costante collegamento tra loro.
Il deflusso delle acque di pioggia è infatti artificialmente regolato da un complesso sistema di canali che convergono verso vari impianti idrovori, le cui pompe sollevano le acque di scolo
per avviarle al mare.
Senza gli impianti idrovori, realizzati e gestiti dai vari consorzi di bonifica, questa pianura, imprigionata fra bordi rilevati del Po, del Reno, del Secchia e chiusa verso mare dalla fascia litoranea che la sovrasta, ben presto verrebbe in gran parte sommersa.
I Consorzi di Bonifica che insistono sul bacino sono, da monte a valle:
- il Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in destra Po (ex Bonifica di Revere oggi fusa con l’Agro Mantovano Reggiano)
- il Consorzio di Bonifica Reno-Palata
- il Consorzio della Bonifica Burana
- il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara

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Fig.4 – I consorzi di bonifica del bacino Burana Volano.

Il Po di Goro e i tratti del Po, del Panaro, del Reno e del Secchia che lambiscono (o attraversano) questo bacino presentano alvei pensili e il bacino stesso ha relazioni idrauliche, in fase di scolo, solo con il Po Grande, potendo scaricarvi acque presso Moglia (Impianto Idrovoro Moglia) e presso Stellata (Impianto Idrovoro Pilastresi), e con il Po di Goro (Impianto Idrovoro Vidàra nord, di recente costruzione). Per il resto i suddetti fiumi esercitano azione scolante solo sulle relative fasce golenali.
Il territorio del Bacino Burana Volano si può suddividere, a grandi linee, in cinque aree ben caratterizzate altimetricamente.
La prima, più alta, è quella compresa fra Bazzano, Castelfranco Emilia e S. Giovanni in Persiceto, che si può paragonare ad un piano degradanate  verso nord nord-est da 70 a 30 m di quota.
Le altre quattro aree sono tutte conformate a catino e sono:
-   L’area compresa fra i tratti terminali del Secchia e del Panaro. Quest'area misura 66.500 ettari, recapita le sue acque nel Po di Volano attraverso la Botte Napoleonica, che sottopassa il fiume Panaro e porta le acque verso est mediante il Canale Emissario di Burana, ed è costituita dai territori altimetricamente più bassi appartenenti al Consorzio di Bonifica di Burana (52.800 ettari) e del Consorzio di Bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po (13.700 ettari). Complessivamente appartiene al Bacino Burana-Volano un’area lombarda di circa 30.000 ettari e un’area di circa 25.700 ettari ricadenti nella provincia di Modena. L’area è alta fino a 20 m s.l.m. degradante veso est;
- L’area a Sud-Ovest di Ferrara, discretamente alta e irregolarmente degradante verso levante, sbarrata dal Po di Primaro, che costituisce l’ex Consorzio di Bonifica Valli di Vecchio Reno, con una estensione di 413.200 ettari;
- L’area a nord del Po di Volano (91.100 ettari), con i margini rilevati costituiti dalla fascia costiera e dai corsi d’acqua ad essi esterni (Panaro, Po, Poatello-Volano, Po di Goro), con vaste depressioni interne (circa la metà del territorio consortile) che si spingono fino a 4 m al di sotto del livello del mare. Questa area costituisce l’ex Consorzio di Bonifica I Circondario Polesine di Ferrara.
- L’area a sud del Po di Volano (119.500 ettari), con i margini rilevati costituiti dalla fascia costiera e dai corsi d’acqua ad essi esterni (Panaro, Po di Primaro, Reno), con vaste depressioni interne (circa la metà del territorio consortile) che si spingono anche in questo caso fino a 4 m al di sotto del livello del mare. Questa area costituisce l’ex Consorzio di Bonifica II Circondario Polesine di S. Giorgio.