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L’ASSETTO IRRIGUO

La pratica irrigua rappresenta un secondo aspetto della bonifica, non meno impegnativo del precedente e di fondamentale importanza per l’economia agricola del territorio ferrarese. Per ampliarne gli effetti, sono state costruite, specie in tempi recenti, numerose e consistenti opere sia per il prelievo che per la distribuzione delle acque.
L’acqua irrigua che alimenta la provincia di Ferrara viene derivata quasi interamente dal fiume Po. I più importanti punti di prelievo sono costituiti dall’impianto Pilastresi, gestito dal Consorzio della Bonifica Burana, che può derivare una portata massima di concessione di 47 mc/s di cui 44 mc/s per il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara e 3 mc/s per il Consorzio della Bonifica Burana; una quota di 8 mc/s dei 44 mc/s complessivi sono derivabili presso il nuovo impianto di Pontelagoscuro abbinato alla nuova Conca di Navigazione ed infine dall’impianto Palantone, gestito dal Consorzio per il Canale Emiliano-Romagnolo, che destina al Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara una quota di 5,9 mc/s della sua portata massima di concessione di 68 mc/s. Una ulteriore quota è derivabile dai sifoni di Guarda, Contuga e Berra, aventi una portata complessiva di 42 mc/s. Il Consorzio deriva un totale di 450 milioni di mc/anno dal complesso delle fonti di prelievo.
La distribuzione delle acque irrigue nel territorio avviene con diverse modalità: nella zona dell’alto ferrarese prevale il sistema di utilizzo promiscuo delle canalizzazioni esistenti, che, oltre a consentire il prelievo diretto da parte degli utenti, favorisce la ricarica della falda, garantendo il giusto franco di coltivazione. Il principale inconveniente di questo sistema è quello di ritrovarsi i canali già invasati d’acqua a fronte di eventi meteorici improvvisi ed intensi, con conseguente maggior rischio di allagamenti se non si interviene con la massima tempestività.
Nei bacini orientali di bonifica, più depressi, sono diffusi i sistemi di distribuzione irrigua con canalizzazione separata, in generale dominante. Nel territorio ferrarese sono stati realizzati anche sistemi di adduzione separata, che peraltro si avvalgono sempre della distribuzione per mezzo della canalizzazione promiscua, e impianti tubati a bassa pressione, con erogazione aziendale. Una particolarità dell’agricoltura ferrarese è la diffusione della coltivazione del riso, praticata in media su 7.500 ha, con l’utilizzo di circa 100 milioni di mc/anno di acqua.
Nuovi problemi sono poi intervenuti negli ultimi decenni, legati anche al cambiamento climatico, quali la diminuzione di portata liquida nei fiumi e conseguentemente l’ulteriore diminuzione d’apporto sedimentario, l’innalzamento del livello marino, il rischio siccità, i fenomeni della risalita del cuneo salino lungo i fiumi e delle acque salate nei terreni. I periodi esenti da piogge tendono infatti ad allungarsi e il Po registra sempre più spesso fasi di magra con portate bassissime; per contro gli eventi meteorici sembrano presentarsi con maggiore intensità e violenza.