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CONSORZIO DI BONIFICA PIANURA DI FERRARA E ALTRI ENTI ORDINE DEL GIORNO SUL RISCHIO IDRAULICO NEL COMPRENSORIO

Il rischio idraulico è una caratteristica propria del territorio ferrarese a causa della sua stessa natura di area di estrema pianura, appena emergente e in gran parte soggiacente rispetto al livello del mare; territorio contornato da fiumi poderosamente arginati, pressoché privo di pendenze naturali, in grado di esistere e svilupparsi soltanto grazie ad un complesso e delicatissimo sistema idraulico artificiale, costruito progressivamente nei secoli, che tende a mantenere separate le acque dalle terre.

 

Il rischio idraulico non è mai eliminabile, ma può essere ridotto attuando, per mezzo di adeguate risorse, un razionale potenziamento complessivo di tutte le strutture atte a fronteggiarlo (canali e impianti idrovori di bonifica, fognature dei centri urbani, casse di espansione delle piene, ecc.), secondo programmi di intervento condivisi e ottimizzati fra tutti gli enti coinvolti; inoltre, a fronte degli eventi che si presentano comunque come incontenibili, il rischio residuo può essere gestito in modo da mitigarne le conseguenze dannose (Piani di Gestione del Rischio Idraulico).

La delicatezza del ferrarese e nel contempo le sue grandi potenzialità hanno fatto sì che esso sia divenuto uno dei principali territori nei quali l’attività di bonifica è nata ed è evoluta, garantendone finora l’esistenza e lo sviluppo.

Negli ultimi secoli si è consolidato nel territorio ferrarese un complicato sistema di opere di bonifica (quasi una sorta di “apparato circolatorio”), realizzate e gestite dai Consorzi di Bonifica, che concorre alla difesa dal rischio idraulico e che ha consentito ad ogni attività qui presente di insediarsi, di crescere e di svilupparsi.

L’interesse pubblico del sistema delle opere di bonifica si è progressivamente reso evidente, tanto che la legislazione nazionale e regionale hanno attribuito sempre più ai Consorzi di Bonifica un compito che oggi si definirebbe “sussidiario” rispetto a quello della Pubblica Amministrazione.

Per questo l’onere della costruzione delle nuove opere, che sono andate via via a costituire e poi a migliorare il sistema di bonifica, è stato sempre assunto dalla “mano pubblica”.

Ma la bonifica non è mai conclusa e pertanto il quadro normativo ha confermato nel tempo l’impostazione secondo cui le nuove opere sono realizzate a carico pubblico, mentre la loro gestione (esercizio e manutenzione) viene normalmente assunta in carico dal Consorzio di Bonifica.

Pertanto il Consorzio di Bonifica, nel quadro istituzionale, è divenuto la testimonianza, unica nel suo genere, di una forma nella quale il privato concorre in misura determinante alla sicurezza idraulica del proprio territorio, sia sul piano economico, sia sul piano gestionale.

Mentre il sistema invecchia e la domanda di sicurezza idraulica si accresce, la mano pubblica, proprio nel momento in cui sarebbe necessario che mantenesse il suo impegno, tende invece a ridurre sempre di più l’entità e il numero dei programmi di finanziamento; di conseguenza il livello di rischio si innalza ulteriormente.

D’altronde le economie derivanti da razionalizzazioni istituzionali e ottimizzazioni organizzative influenzano positivamente la gestione, nel cui ambito devono rimanere (come previsto dagli ordinamenti vigenti); ma non sarebbero comunque di entità tale da poter finanziare nuove opere.

L’insieme delle opere di bonifica costituisce oggi un “capitale” valutabile in miliardi di euro, a fronte del quale si rende necessaria, oltre all’attività di manutenzione ordinaria (che il Consorzio affronta direttamente), soprattutto quella straordinaria (rinnovi, sostituzioni, adeguamenti, ecc.), per effetto del naturale invecchiamento, dell’usura, dell’obsolescenza e delle nuove e più gravose prescrizioni normative, nonché delle modificazioni territoriali, come la subsidenza; a ciò si aggiungono le esigenze di nuove opere derivanti dalla richiesta di incremento dei livelli di sicurezza nei confronti del rischio idraulico, sia per effetto dello sviluppo economico e sociale (insediamenti civili e produttivi, specializzazione e superiore qualità delle produzioni agricole), sia per effetto delle ormai evidenti modificazioni climatiche (piogge di maggiore intensità e più circoscritte).

Nella nuova dimensione unificata, la Bonifica ferrarese opera al meglio per gestire e mantenere questo sistema vitale per il territorio.

Tuttavia, in mancanza di risorse, lo scenario che ci aspetta è desolante e preoccupante: le opere giungeranno progressivamente al loro esaurimento senza essere rimpiazzate e i Consorziati non riusciranno ad accollarsi l’onere del loro rinnovo; il territorio ferrarese potrà garantire condizioni di difesa dal rischio idraulico via via minori, finendo per respingere nuovi investimenti civili e produttivi e per allontanare quelli già in essere. Tenderà a divenire un territorio marginale.

La stima delle più immediate necessità di finanziamento per interventi di bonifica prioritari, urgenti e indifferibili è dell’ordine dei 40 milioni di euro, fra impianti idrovori e rete di canali e manufatti: il Consorzio ha già elaborato al riguardo studi e progetti, talora pressoché esecutivi. Con una disponibilità di questa entità, che appare sostanzialmente modesta rispetto al valore dei danni attesi, diretti e indiretti, sarebbe possibile ridurre sensibilmente il divario che si è determinato nel tempo fra le esigenze e la possibilità di affrontarle.

Ma occorre anche una rinnovata e continua attenzione pubblica nei confronti del territorio ferrarese che si concretizzi tramite la programmazione di erogazioni finanziarie periodiche, destinate al sistema idraulico di bonifica, che siano costanti e certe, anche se contenute annualmente, ma che consentano al Consorzio di attivarsi nell’attuazione di programmi di intervento pluriennali di grande efficacia, i soli in grado di contrastare le prospettive di declino progressivo dianzi delineate.